Conversione
febbraio 22, 2012 by cinzia
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La conversione è il processo del nascere da Dio. “Nato da Dio” o “nato di nuovo” sono espressioni che si riferiscono alla personale esperienza spirituale, attraverso la quale riceviamo il perdono dei peccati e una testimonianza di Dio, e, se continuiamo a vivere i comandamenti e perseverare fino alla fine, avremo in eredità la vita eterna. Le Scritture insegnano che, proprio come ognuno di noi è “venuto al mondo con l’acqua e il sangue e lo spirito”, così dobbiamo “rinascere” dall’acqua e dallo Spirito, ed essere purificati dal sangue di Cristo (Giovanni 3:5; Mosè 6:59).
Nascere da Dio implica un processo santificante, con il quale l’uomo vecchio e naturale viene soppiantato dall’uomo nuovo e spirituale, che gode della compagnia dello Spirito Santo e, quindi, non è più disposto a commettere il peccato (Colossesi 3:9-10; Mosia 3:19; Insegnamenti del profeta Joseph Smith, p 51).
Quando nasciamo di nuovo, siamo spiritualmente generati come figli e figlie di Dio e più specificatamente di Gesù Cristo (Mosia 5:7; 27:25). Il profeta Alma, del Libro di Mormon, definisce questa trasformazione interiore come un «potente cambiamento nei vostri cuori» (Alma 5:14).
(Adattato dall’articolo di J. Pinegar, in Enciclopedia del mormonismo, 1-4 voll, a cura di Daniel H. Ludlow. [New York: Macmillan, 1992], 218)
Le Scritture ci insegnano
Mosè 6:59 – “Che per via della trasgressione viene la caduta, caduta che porta la morte; e dato che nasceste nel mondo mediante l’acqua, e il sangue, e lo spirito, che io ho fatto, e così diveniste dalla polvere un’anima vivente, proprio così dovete nascere di nuovo nel regno del cielo, di acqua e di Spirito, ed essere purificati mediante il sangue, sì, il sangue del mio Unigenito, affinché possiate essere santificati da ogni peccato e godere delle parole di vita eterna in questo mondo, e della vita eterna nel mondo a venire, sì, di gloria immortale”
Dobbiamo nascere di nuovo attraverso la grazia di Dio, per ricevere le benedizioni della vita eterna. Ciò significa che ognuno di noi deve pentirsi e portare dei frutti, per essere pienamente accettato del Signore, dimostrando così di essere degno di ritornare alla Sua presenza.
Mosia 5:7 – “Ed ora, a motivo dell’alleanza che avete fatto, sarete chiamati figlioli di Cristo, suoi figli e sue figlie; poiché ecco, in questo giorno egli vi ha spiritualmente generati, poiché dite che il vostro cuore è cambiato, tramite la fede nel suo nome; perciò siete nati da lui e siete diventati suoi figli e sue figlie.”
Noi diventiamo i figli e le figlie di Gesù Cristo, perché abbiamo fatto un potente cambiamento e, attraverso il battesimo, abbiamo preso su di noi il Suo nome. Questo atto porta con sé un patto e la promessa di ricordarci di Lui e osservare i Suoi comandamenti.
Mosia 5:2 – “Ed essi tutti gridarono con voce unanime dicendo: Sì, noi crediamo a tutte le parole che tu ci hai detto; e per di più sappiamo che sono sicure e vere, a motivo dello Spirito del Signore Onnipotente che ha operato in noi, ossia nel nostro cuore, un potente cambiamento, cosicché non abbiamo più alcuna disposizione a fare il male, ma a fare continuamente il bene”.
Quando siamo veramente convertiti dallo Spirito, sperimentiamo il “potente cambiamento” e non riusciamo ad agire in modo diverso. Abbiamo il desiderio di fare del bene, proprio come Enos, Alma e i Figli di Mosia.
Moroni 8:25-26 “E il primo frutto del pentimento è il battesimo; e il battesimo viene mediante la fede, in adempimento ai comandamenti; e l’adempimento dei comandamenti porta la remissione dei peccati; e la remissione dei peccati porta la mitezza e l’umiltà di cuore; e a motivo della mitezza e dell’umiltà di cuore viene la visitazione dello Spirito Santo, il Consolatore che riempie di speranza e di amore perfetto, amore che permane mediante la diligenza nella preghiera, finché verrà la fine, quando tutti i santi dimoreranno con Dio.”.
Si riconosce un vero cambiamento nella nostra anima. Si inizia a sentire lo Spirito e si gode dei suoi frutti, nella nostra vita. Si diventa più umili e amorosi, in tutte le cose.
Parlano i profeti moderni
“La conversione deve significare molto di più che avere una” tessera di ‘membro della Chiesa’, con una ricevuta della decima o una raccomandazione per il tempio. Significa avere i mezzi per superare la tendenza di criticare e cercare continuamente di migliorare le debolezze interiori e non solo le apparenze esteriori” (Harold B. Lee, “State in posti santi” Salt Lake City, Deseret Book Co, 1974, 355).
“Ma tutto ciò che è accaduto in passato non può, e tutto ciò che accadrà in futuro non potrà, cambierà la verità che la conversione a Gesù Cristo e al suo Vangelo, è l’unica e sola via, perché ancora bisogna dire che “non c’è nessun altro modo, dato sotto il cielo, attraverso il quale gli uomini possono essere salvati” (Anziano Marion G. Romney, Conferenza Generale, Ottobre 1963, incontro del pomeriggio, 26). (Vedi Atti 4:12)
Spunti per la vita quotidiana
Di seguito leggiamo alcune cose da ricordare e da fare, durante il processo di conversione:
1. Cercare di allineare il proprio essere, con le qualità che dovrebbe avere una persona veramente convertita:
° Essere consapevoli delle proprie alleanze battesimali
° Cercare di essere irreprensibili davanti al Signore
° Essere spiritualmente nati da Dio
° Essere obbedienti e perseverare fino alla fine
° Essere caritatevoli
2. Seguire delle strategie quotidiane, per mantenere lo spirito di conversione e restare saldi nella Chiesa.
° Ricordarsi di pregare
° Investigare le Scritture
° Comprendere i benefici
° Restare valorosi
° Coltivare lo spirito e la pratica del servizio
° Costruire il Regno di Dio
“La conversione di Parley P. Pratt” è una storia meravigliosa e un grande esempio di cosa significhi essere convertito. Parley P. Pratt era un dirigente della primitiva chiesa restaurata.
“Era mattina presto, proprio all’alba del giorno, e avevo camminato per dieci miglia, nel paese, e, quindi, mi fermai a colazione con il signor Wells. Proposi di predicare, quella sera. Wells prontamente mi accompagnò attraverso il quartiere, a visitare le persone e a far circolare la voce.
Visitammo un vecchio diacono battista di nome Hamlin. Dopo aver sentito del nostro incontro, quella sera, si mise a raccontare di un libro, un libro strano, un libro molto strano!, in suo possesso, che era stato appena pubblicato. Questo libro, disse, si presumeva fosse stato, in origine, scritto su tavole sia d’oro, che di ottone, da un ramo delle tribù d’Israele, e fosse stato scoperto e tradotto da un giovane, vicino a Palmyra, nello Stato di New York, con l’aiuto di visioni o del ministero degli angeli. Gli chiesi come o dove si poteva ottenere il libro. Egli mi promise che me lo avrebbe fatto leggere, il giorno dopo, a casa sua, se ci fossi andato. Sentivo uno strano interesse, per quel libro…La mattina dopo, andai a casa sua, dove, per la prima volta, i miei occhi videro il “Libro di Mormon”, quel libro dei libri, che rivela le antichità del “Nuovo Mondo”, parlando delle epoche più remote e del destino della sua gente e del mondo, per tutto il tempo a venire, quel libro che contiene la pienezza del Vangelo di un Redentore crocifisso e risorto, che rivela la storia del residuo del casato di Giuseppe e che è stato il mezzo principale, nelle mani di Dio, per dirigere l’intero corso della mia vita futura.
L’ho aperto con entusiasmo e ho letto la pagina del titolo. Poi, ho letto la testimonianza di diversi testimoni, in relazione alle modalità del suo essere trovato e tradotto. Dopo, ho iniziato a leggerne il contenuto. Ho letto tutto il giorno, mangiare era un peso, non avevo desiderio di cibo, il sonno era un peso quando venne la notte, perché preferivo leggere, più che dormire.
Mentre leggevo, lo spirito del Signore era su di me e compresi che il libro era vero, come chiaramente e manifestamente un uomo comprende e sa di esistere. La mia gioia era ormai piena, per così dire, e gioii a sufficienza, da ripagare tutti i dolori, i sacrifici e le fatiche della mia vita. Presto mi determinai a vedere il giovane che era stato lo strumento della sua scoperta e della traduzione.
Quindi, visitai il villaggio di Palmyra, e chiesi informazioni sulla residenza del signor Joseph Smith. Lo trovai a circa due o tre miglia dal villaggio. Mentre mi avvicinavo alla casa, alla fine della giornata, superai un uomo che portava al pascolo delle mucche, e gli chiesi informazioni sul signor Joseph Smith, il traduttore del “Libro di Mormon.” Egli mi disse che, ora, risiedeva in Pennsylvania, ad un centinaio di miglia di distanza. Chiesi di suo padre o di qualcuno della famiglia. Mi disse che suo padre era partito per un viaggio, ma che la sua residenza era una piccola casa poco dopo di noi e che egli era suo fratello.Era Hyrum Smith. Gli dissi dell’interesse che avevo nel libro e del mio desiderio di saperne di più.Mi accolse in casa sua e passammo la notte insieme, perché nessuno di noi si sentiva disposto a dormire. Conversammo quasi tutta la notte, durante la quale gli spiegai gran parte della mia esperienza nella mia ricerca della verità e il mio successo finora, insieme a quello che sentivo mi mancava, e cioè un sacerdozio commissionato, o apostolato, al servizio delleordinanze di Dio.
Egli mi spiego i particolari della scoperta del libro, la sua traduzione; l’ascesa della Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni, e il lavoro di suo fratello Joseph e di altri, mediante la rivelazione e il ministero degli angeli, con i quali l’apostolato e l’autorità erano stati nuovamente restaurati sulla terra. Dopo aver debitamente pesato tutta la materia, nella mia mente, vidi chiaramente che queste cose erano vere e che io, e il mondo intero, eravamo senza battesimo e senza il ministero e le ordinanze di Dio, e che tutto il mondo era in questa condizione, in quanto l’ispirazione e la rivelazione erano cessate, e questa era una nuova dispensazione, in adempimento della profezia, e la restaurazione di Israele, per preparare la via, prima della seconda venuta del Signore.
Al mattino fui costretto a prendere congedo da questo valente uomo e dalla sua famiglia, percorsi una distanza di trenta miglia, a piedi, per andare ad un appuntamento, la sera. Quando ci lasciammo, egli, gentilmente, mi diede una copia del Libro di Mormon.Non avevo ancora completato la sua lettura, ed era contento davvero di possederne una copia. Viaggiai pochi chilometri, e, fermandomi per riposare, iniziai, di nuovo, a leggere il libro. Con mia grande gioia, scoprii che Gesù Cristo, nel suo corpo glorificato e risorto, era apparso al resto del casato di Giuseppe, nel continente americano, subito dopo la Sua risurrezione e ascensione al cielo, e anche che Egli insegnò, di persona, alle dieci tribù perdute, e che attraverso il Suo personale ministero, in questi paesi, il Suo vangelo venne rivelato e scritto, tra nazioni del tutto sconosciute agli apostoli ebrei.
Così rivelato, scritto, tramandato e conservato dagli angeli di Dio, fino alla scoperta in questa età, il libro era, ovviamente, sfuggito alle corruzioni della chiesa grande e abominevole, ed era stato conservato nella sua purezza.
Questa scoperta allargò notevolmente il mio cuore e riempì la mia anima di gioia e letizia. Il libro, e le informazioni in esso contenute, diventarono, per me, più importanti di tutte le ricchezze del mondo.Sì, io credo, in verità, che non cambierei quel momento in cui ci siamo scambiati tale conoscenza, per nessun titolo di proprietà di belle fattorie, case, borghi e beni che passano in rassegna davanti a me, durante il mio viaggio, attraverso uno degli insediamenti più fiorenti della parte occidentale di New York.

